Il paziente รจ resistente al body scan? Ecco come intervenire
Body scan: e se potessimo scoprire molto di più?
Come trasformare un body scan da semplice osservazione delle sensazioni a uno strumento di esplorazione più differenziata. Nel video propongo un piccolo esperimento tattile e propriocettivo, con implicazioni utili anche nel lavoro clinico.
Sotto il video trovi :
- altri approfondimenti
- il link per scaricare il PDF con i punti chiave, linee guida e le domande di approfondimento
Quando “non sento niente” non dice tutto
Ti è mai capitato, durante un body scan, di chiedere a un paziente che cosa sente nel corpo e ricevere come risposta: «Non sento niente»?
Oppure, all’estremo opposto, di sentire sempre le stesse descrizioni: «Tensione alle spalle», «un peso sul petto», «un nodo allo stomaco».
Sono risposte autentiche. Possono però fermarsi a una descrizione piuttosto generica dell’esperienza corporea.
Il body scan è una tecnica utile: aiuta a sviluppare consapevolezza corporea e a osservare le sensazioni senza doverle necessariamente modificare. Ma a volte mi chiedo se possiamo fare un passo in più, passando dal notare una sensazione al distinguere alcune delle sue caratteristiche.
Notare non significa distinguere
Prestare attenzione a una sensazione non equivale automaticamente a conoscerne la qualità.
Se una persona dice «sento un blocco alla spalla», abbiamo un punto di partenza. Ma che cosa significa esattamente “blocco”? Una contrazione muscolare, una pressione, una difficoltà a localizzare la sensazione, un movimento che appare limitato?
Queste possibilità non sono equivalenti. E non è detto che richiedano lo stesso tipo di intervento.
Invece di limitarci a osservare oppure di fare molte domande, le cui risposte rischiano di diventare sempre più mentali che esperienziali, possiamo esplorare la sensazione introducendo piccole variazioni.
Un piccolo esperimento
Se ti è comodo, appoggia un avambraccio su una superficie oppure tienilo semplicemente rilassato.
Per qualche secondo porta l’attenzione su quell’avambraccio, senza fare altro. Puoi percepire la temperatura, il contatto con i vestiti, una leggera tensione. Oppure non sentire quasi nulla. Entrambe le esperienze vanno bene.
Ora appoggia delicatamente i polpastrelli dell’altra mano sull’avambraccio. Fermati un istante e nota com’è il contatto. Poi spostati lentamente di qualche centimetro.
Chiediti: riesci a percepire qualche differenza fra il primo punto e quello che stai toccando adesso?
Potrebbe cambiare la consistenza, la temperatura percepita o la sensibilità al contatto. In un punto la sensazione può apparire più definita, nell’altro meno. Non c’è una risposta giusta: ci interessa il confronto.
Quando mettiamo a confronto due condizioni, possiamo notare caratteristiche che, considerate isolatamente, non emergevano.
Aggiungere il movimento
Mantieni la mano appoggiata nello stesso punto dell’avambraccio. Questa volta non spostarla.
Prova invece ad aprire e chiudere lentamente le dita della mano che stai esplorando. Puoi anche stringere delicatamente il pugno e poi rilasciarlo.
Osserva che cosa succede sotto la mano appoggiata. Puoi percepire un cambiamento di tensione, il movimento dei tessuti, l’alternanza fra contrazione e rilassamento.
Poi fermati. Com’è la sensazione adesso, rispetto a quando il braccio era completamente immobile?
È un esercizio molto semplice, ma contiene un principio importante: quando esploriamo una superficie con il tatto utilizziamo movimenti differenti per raccogliere informazioni differenti. Questo fenomeno è noto nella ricerca sulla percezione tattile attiva.
Nel lavoro con il corpo possiamo combinare informazioni tattili, propriocettive, legate alla posizione e al movimento, e sensazioni interne.
L’obiettivo non è sentire qualcosa di più intenso. È imparare a sentire in modo più differenziato.
Perché può essere utile in psicoterapia
Quando una persona descrive una tensione in una situazione emotivamente difficile, possiamo esplorare se quella tensione cambia con un piccolo movimento, una diversa posizione o una variazione del contatto.
Queste osservazioni non vanno interpretate automaticamente.
Una tensione alla spalla non significa necessariamente che la persona si stia difendendo da qualcuno. Un cambiamento fisico durante il racconto di un conflitto non dimostra che abbiamo trovato una memoria traumatica.
Possiamo formulare ipotesi, esplorarle e verificare se reggono nell’esperienza concreta della persona.
Dal contatto sensoriale al contatto affettivo
Fin qui abbiamo parlato soprattutto di percezione fisica. Ma quella stessa mano può diventare qualcosa di più di uno strumento per raccogliere informazioni sensoriali.
Il contatto può evocare esperienze affettive e relazionali.
Dopo aver costruito le condizioni adatte, possiamo introdurre domande differenti:
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«Come vivi il contatto della tua mano in questo momento?»
-
«Ti sembra un gesto neutro, di esplorazione, oppure ha anche una qualità affettiva?»
-
«C’è qualcosa che vorresti fare con quella mano? Sostenere, contenere, allontanare?»
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«E che cosa avresti bisogno di ricevere, invece?»
In alcuni casi possono emergere bisogni di protezione, accudimento o vicinanza. In altri possono comparire fastidio, diffidenza, un impulso ad allontanare il contatto o ricordi specifici. In altri ancora non emerge nulla di particolare.
Non dobbiamo aspettarci un significato emotivo dietro ogni sensazione. Ma quando qualcosa emerge, possiamo esplorarlo con gradualità e sensibilità clinica.
Dalla percezione alle memorie somatiche
Questo è uno degli aspetti che trovo più interessanti nel lavoro sulle Memorie Somatiche.
Partiamo dalla percezione. Aumentiamo la differenziazione. E, quando ci sono le condizioni, possiamo esplorare i collegamenti con emozioni, bisogni, relazioni e apprendimenti precedenti.
Non per attribuire un significato psicologico a ogni sensazione, ma per capire se stiamo osservando componenti diverse di un’esperienza che, all’inizio, la persona descriveva semplicemente come «una tensione».
Non significa che il body scan tradizionale sia sbagliato o vada sostituito. Significa che possiamo avere strumenti differenti per obiettivi differenti.
A volte è sufficiente osservare. Altre volte è utile esplorare. E in alcune situazioni possiamo utilizzare ciò che emerge per approfondire il lavoro psicoterapeutico.
Domande frequenti
Il body scan tradizionale non è più utile?
Sì, lo è. Aiuta a sviluppare consapevolezza corporea e a osservare le sensazioni senza doverle cambiare. L’esplorazione attiva non lo sostituisce, ma può aggiungere una possibilità diversa quando serve distinguere meglio l’esperienza.
Perché alcuni pazienti dicono di non sentire niente?
Può dipendere da molti fattori, tra cui il livello di attivazione, la familiarità con l’osservazione corporea, il contesto e il tipo di attenzione richiesta. Introdurre un confronto tattile o un piccolo movimento può rendere l’esperienza più accessibile.
Una tensione corporea ha sempre un significato psicologico?
No. Una sensazione fisica non va tradotta automaticamente in un significato emotivo o relazionale. Può essere utile esplorarla, osservare come cambia e valutare se emergono collegamenti rilevanti per la persona.
Che ruolo ha il movimento nell’esplorazione corporea?
Il movimento può fornire informazioni aggiuntive su tensione, rilassamento, posizione e qualità del contatto. Combina informazioni tattili e propriocettive e può aiutare a differenziare sensazioni che inizialmente appaiono generiche.
Quando si può passare all’esplorazione affettiva del contatto?
Solo con gradualità, sensibilità clinica e condizioni relazionali adeguate. Il contatto può evocare bisogni, ricordi o reazioni relazionali, ma non va usato come tecnica automatica all’interno di un normale body scan.
Scarica il PDF con i punti chiave, linee guida e le domande di approfondimento
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